12 Novembre 2019

Lorieri, il Vermentino eroico che esce dagli schemi

Con la degustazione del miglior sommelier toscano 2019 continua la collaborazione fra l’Ais Toscana e Repubblica Firenze. Questa volta andiamo sui Colli di Candia

di Valentino Tesi

“Qui ognuno fa un po’ come gli pare, l’uva, il vino, il terreno e i coltivatori confinanti”, esordisce così Pierpaolo Lorieri quando gli rivolgo le prime domande da curioso durante la visita. Ci troviamo a pochissimi chilometri da Marina di Massa e difficilmente sarebbe possibile immaginare che dopo pochi tornanti in salita, lasciandosi alle spalle la località turistica rivierasca toscana, a volte troppo chiassosa in estate, si giunge a un vero e proprio paradiso terrestre, in via dell’Uva (mai nome fu più azzeccato), al Podere Scurtarola.

Territorio costituito da verdi colline molto ripide, interamente vitate e disposte ad anfiteatro verso il mar Tirreno. Da lassù si gode una vista della costa versiliese da togliere il fiato. Quando fai notare la bellezza del panorama a Pierpaolo, beffardamente ti guarda e ride “è questo che mi ha fregato”, lui che una volta arrivato in queste terre non l’ha più abbandonate. Una zona difficile, quella dei Colli di Candia, proprio ai piedi delle Alpi Apuane che fanno da guardiano a questi vigneti incantati. Suolo costituito da arenaria e quarzi, molto sabbioso, che frana facilmente dopo piogge violente. Per coltivare la vite si è costretti a terrazzare viste le pendenze, non i classici muretti a secco ma utilizzando solo terra, con le zolle d’erba a fare da collante. Impossibile utilizzare macchinari agricoli, troppo stretti i viottoli, troppo ripidi i versanti. Tutto con la forza di braccia e gambe, viticoltura da eroi. Anche i Romani rinunciarono a invadere il territorio delle popolazioni Apuane/Liguri, per l’asprezza di quei colli e per la fierezza dei suoi abitanti, abituati al freddo e alle situazioni ostili, molto più comodo utilizzare l’Aurelia per gli spostamenti ed evitare quelle terre.

Chiaramente il vitigno principe di questi luoghi è il vermentino che Pierpaolo declina in interpretazioni diverse, la più immediata è all’interno della denominazione “Candia dei Colli Apuani doc”, il Gocce di Pietra. Il vero gioiello dell’azienda è però il Toscana igt Vermentino, in cui si riconosce la mano dell’artista viticoltore, fuori dagli schemi della denominazione. Durante la vinificazione le bucce vengono leggermente lasciate a macerare, poche ore, per estrarre al meglio tutte le componenti aromatiche degli 11 biotipi di vermentino utilizzati. L’affinamento è in barrique nuove, ogni anno acquistate da produttori diversi, per minimo 12 mesi ma in certe annate Pierpaolo, decide di prolungare la sosta per molto più tempo. Ne esce un vino dai toni caldi dell’ambra dorata, con un olfatto ammaliante di scorza di limone candito, mango disidratato e zabaione. In bocca è un’esplosione di gusto, giocato sulla maturità con una piacevole scia iodata a rilanciare il sorso. Sbuffi balsamici nel finale. Un vino bianco che esce dai classici abbinamenti pesce/verdure per orientarsi invece su piatti di struttura come il coniglio in umido con le olive o anche un primo piatto di spessore come tortelli al sugo d’anatra.